INFERMIERI SPECIALISTI, LA SANITA' CAMBIA. MA SENZA INVESTIMENTI IL RISCHIO E' CARICARE ANCORA UNA VOLTA TUTTO SUI LAVORATORI
La sanità italiana si prepara a una delle trasformazioni più importanti degli ultimi anni.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo ordinamento dedicato alle Scienze infermieristiche specialistiche, prende ufficialmente forma una riforma destinata a cambiare il volto della professione infermieristica e dell’organizzazione sanitaria nel nostro Paese.
Una svolta che entrerà pienamente a regime dall’anno accademico 2026/2027 e che punta a creare infermieri altamente specializzati, con competenze avanzate e un ruolo sempre più centrale nella gestione dell’assistenza sanitaria territoriale e ospedaliera.
Il provvedimento si inserisce nel percorso di riforma previsto:
- dal DM 77 sulla nuova sanità territoriale,
- dalla Missione 6 PNRR,
- e dalla revisione degli ordinamenti universitari delle professioni sanitarie prevista dal Ministero dell’Università e della Ricerca insieme al Ministero della Salute.
I nuovi percorsi specialistici previsti saranno:
- cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità,
- cure neonatali e pediatriche,
- cure intensive ed emergenza.
A questi si aggiungeranno percorsi pratici avanzati, tirocini, simulazioni cliniche e nuove competenze operative, comprese funzioni prescrittive relative a presidi, ausili e tecnologie assistenziali.
Una riforma che, almeno nelle intenzioni, punta finalmente a valorizzare una professione che negli ultimi anni ha sostenuto il peso di carenze croniche di personale, aumento dei carichi di lavoro e profonde difficoltà organizzative.
Ed è giusto dirlo chiaramente:
la professione infermieristica merita valorizzazione, crescita professionale e riconoscimento delle competenze avanzate.
Ma tutto questo non può trasformarsi nell’ennesima operazione costruita soltanto sulla carta.
La UIL FPL da tempo denuncia una situazione ormai diventata insostenibile:
stipendi non adeguati alle responsabilità,
carenze di personale sempre più gravi,
pronto soccorso in sofferenza,
aggressioni continue agli operatori,
e professionisti costretti sempre più spesso a lasciare il servizio pubblico o addirittura il Paese.
Per questo motivo, una riforma di questo livello potrà avere senso soltanto se accompagnata da:
- investimenti concreti,
- assunzioni vere,
- sicurezza nei luoghi di lavoro,
- percorsi di carriera chiari,
- e adeguamenti economici reali.
Non si può continuare ad aumentare competenze e responsabilità senza riconoscere economicamente e professionalmente il valore di chi lavora ogni giorno nei reparti, nei servizi territoriali e nell’emergenza urgenza.
Il rischio è evidente:
creare professionisti sempre più specializzati… ma sempre più stanchi, sottopagati e schiacciati da un sistema sanitario che continua a chiedere molto senza restituire abbastanza.
E dentro questa riflessione rientra inevitabilmente anche il tema delle Case di Comunità previste dal DM 77.
Anche sul territorio pavese si continua a parlare di potenziamento dell’assistenza territoriale, prossimità delle cure e nuovi modelli organizzativi. Obiettivi condivisibili, ma che rischiano di rimanere incompleti senza personale sufficiente e senza un reale investimento sulle professionalità sanitarie.
Perché una Casa di Comunità non può diventare soltanto una nuova struttura fisica o una diversa targhetta all’ingresso.
Servono infermieri, operatori sanitari, professionisti, medici, personale amministrativo e risorse concrete per garantire servizi veri ai cittadini.
Altrimenti il rischio è costruire contenitori senza contenuti, scaricando ancora una volta sui lavoratori responsabilità sempre maggiori senza strumenti adeguati per affrontarle.
La sanità territoriale non si realizza con gli slogan.
Si costruisce assumendo personale, valorizzando le competenze e garantendo condizioni di lavoro sostenibili.
La specializzazione infermieristica deve quindi rappresentare una crescita professionale reale e non un semplice modo per coprire le carenze strutturali della sanità pubblica.
La UIL FPL continuerà a chiedere una sanità che investa davvero nei professionisti, rimettendo al centro:
- dignità del lavoro,
- sicurezza,
- valorizzazione economica,
- qualità dell’assistenza,
- e tutela del servizio sanitario pubblico.
Perché il futuro della sanità passa inevitabilmente dagli infermieri.
Ma nessuna riforma potrà funzionare senza diritti, tutele e riconoscimento professionale reale.