INFERMIERI, L’ALLARME È REALE: “IN 10 ANNI CALO DEL 23%

INFERMIERI, L’ALLARME È REALE: “IN 10 ANNI CALO DEL 23%

INFERMIERI, L’ALLARME È REALE: “IN 10 ANNI CALO DEL 23%

L’allarme arriva direttamente da Matteo Cosi, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Pavia, che sulle pagine de “La Provincia Pavese” ha delineato uno scenario estremamente preoccupante per il futuro della sanità territoriale: entro i prossimi dieci anni il numero degli infermieri presenti in provincia potrebbe diminuire del 23%.

Un dato che non può essere liquidato come una semplice previsione statistica, ma che rappresenta il segnale concreto di una crisi già oggi evidente all’interno di ospedali e servizi sanitari.

Da anni il personale sanitario denuncia carichi di lavoro sempre più pesanti, organici insufficienti, difficoltà nella programmazione delle ferie, aumento delle reperibilità e continui straordinari utilizzati ormai come strumento ordinario per mantenere attivi reparti e servizi essenziali.

A tutto questo si aggiunge un altro elemento ormai evidente: la professione infermieristica sta diventando sempre meno attrattiva.

Troppi giovani decidono di non intraprendere questo percorso, mentre molti professionisti scelgono di lasciare il servizio pubblico, trasferirsi nel privato o addirittura andare all’estero alla ricerca di condizioni economiche e lavorative migliori.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sempre meno personale disponibile e sempre più difficoltà nel garantire una sanità pubblica efficiente, sicura e realmente vicina ai cittadini.

Secondo quanto riportato nell’intervista, il territorio dovrà prepararsi a lavorare con meno operatori ma con competenze sempre più specialistiche. Un cambiamento che richiederà inevitabilmente nuovi modelli organizzativi, investimenti sulla formazione e una valorizzazione concreta delle professionalità sanitarie.

Tuttavia, parlare di specializzazione senza affrontare il problema delle condizioni di lavoro rischia di essere insufficiente.
Perché oggi gli infermieri non chiedono soltanto riconoscimenti formali, ma rispetto professionale, sicurezza, tutele e retribuzioni adeguate alle responsabilità che ogni giorno si assumono nei reparti, nei pronto soccorso, nei servizi territoriali e nelle strutture socio-sanitarie.

Basta pensare al tema della reperibilità: professionisti che garantiscono coperture notturne, festive e nei weekend spesso percependo indennità considerate ormai del tutto inadeguate rispetto ai sacrifici richiesti.

Nel frattempo aumentano aggressioni, stress lavoro-correlato, burnout e difficoltà nel reperire personale disponibile a coprire servizi particolarmente delicati.

Come UIL FP riteniamo che non sia più rinviabile una vera inversione di rotta.

Servono:

  • investimenti strutturali sul personale sanitario;
  • assunzioni stabili;
  • valorizzazione economica reale;
  • revisione delle indennità;
  • maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • organizzazioni del lavoro sostenibili;
  • percorsi professionali chiari e attrattivi;
  • una programmazione seria sul fabbisogno futuro del personale.

Non bastano più slogan o ringraziamenti di circostanza.
Non si può continuare a chiedere ai lavoratori di “fare sacrifici” mentre il sistema continua a perdere professionisti ogni anno.

La sanità pubblica si regge ancora oggi sul senso di responsabilità degli operatori. Ma nessun sistema può sopravvivere a lungo basandosi esclusivamente sulla disponibilità personale di chi ogni giorno entra in corsia.

Perché senza infermieri, semplicemente, non esiste sanità pubblica.

Condividi questa notizia